Spic&Span

Spic&Span

Marco D’Agostin/Giorgia Nardin/Francesca Foscarini

segnalazione speciale Premio Scenario 2011

Motivazione della Giuria

La rincorsa all’adesione a un astratto modello di bellezza, che azzera ogni differenza e riduce tutti i corpi a macchinette impazzite, porta a una riflessione sulla persistenza e sulla vuotezza dell’immagine.
Spic & Span crea la sua struttura drammaturgica su un vocabolario gestuale dotato di ritmo, precisione e forza iconografica, aprendo una dialettica tra costruzione e distruzione dell’immagine. Le scene, organizzate in sequenze paratattiche, si stagliano su un fondo bianco come fossero un fumetto pop e si nutrono di un immaginario non solo contemporaneo nella creazione di figure e pose, scelte musicali e sapienza compositiva.

Ravenna > Teatro Rasi > 1 aprile 2012 > 21.00

Joseph

Joseph, foto di R. Foddai

Alessandro Sciarroni/CorpoCeleste

invenzione, performance, Alessandro Sciarroni
drammaturgia e studio dei processi prodigiosi, Antonio Rinaldi

Joseph, foto di R. Foddai

In Joseph in scena c’è uomo, solo, di spalle al pubblico per l’intera durata della sua performance, mentre cerca la sua immagine in tutto ciò che il suo sguardo tocca. “Ma la sua solitudine cela il mistico incontro con l’essere, e genera nella sua manifestazione simbolica e dinamica, una comunione di energia tra le anime che assistono discrete, testimoni dell’incontro con il proprio sè e della meraviglia dell’epifania dell’alterità. La relazione interattiva con le perturbazioni interne si riflette nella ricerca del tu, nella casualità dell’etere, impresso, quasi, nel cosmos”. (Martina Oddi, Joseph dentro e fuori l’infinito). L’autore della performance, prende in prestito il nome da colui che assume su di sé la paternità dell’uomo che nasconde il divino, ma non ci è dato sapere chi sia Joseph, ne dove sia. Non sappiamo se si tratti dell’uomo che vediamo in scena oppure di uno di quegli occhi sconosciuti capitati per caso all’interno del sistema rappresentativo. Il solo perde la sua connotazione di evento performato da un esecutore unico e si riempie di sguardi meravigliati, deformati, raddoppiati e amplificati. Di corpi esposti e pronti all’esposizione, là fuori, chissà dove, dall’altra parte del mondo, ma nel medesimo istante.

Ravenna > Teatro Rasi > 1 aprile 2012 > 21.45

Evening Songs/Larmes blanches/Gymnopédie/La Bayadère

Larmes blanches, coreografia di Angelin Preljocaj

Accademia Teatro alla Scala

Evening Songs
Coreografia Jiří Kylián, ripresa da Arlette Van Boven
Musica Antonin Dvořák 

Larmes blanches
Coreografia Angelin Preljocaj, ripresa da Silvia Bidegain
Musiche Johann Sebastian Bach, Henry Purcell, Claude Balbastre

Gymnopédie
Coreografia Roland Petit
Musica Eric Satie 

La Bayadère
Coreografia Marius Petipa, ripresa da Frédéric Olivieri
Musica Ludwig Minkus

Interpreti: gli allievi della Scuola di Ballo diretta da Fréderic Olivieri

Larmes blanches, coreografia di Angelin Preljocaj

Lo spettacolo costituisce uno dei numerosi impegni a cui sono chiamati ogni anno gli allievi della Scuola di ballo.
Quello che si realizza in questa stagione propone un programma che attraversa la storia del balletto dall’Ottocento ai nostri giorni. In apertura Evening Songs creato nel 1987 da Jiří Kylián. Il balletto, per tre coppie di danzatori, introduce elementi di danza folk sulle note di Čtyři sbory (Four Choruses) op. 29 e di V přirodě (In Nature’s Realm) op. 63 di Antonin Dvorák. Segue Larmes blanches creazione del 1985 di Angelin Preljocaj. Su un palcoscenico avvolto dal buio due coppie di danzatori evocano le trappole della vita quotidiana in cui scivolano le relazioni amorose, alternando gesti meccanici e spezzati a movimenti più rotondi e sinuosi.  Il primo atto termina con le Gymnopédie coreografate dal grande Roland Petit. Il secondo atto è tutto dedicato a un vero classico, il Grand Pas Classique (Il regno delle ombre) de La Bayadère di Marius Petipa, creazione del 1877 con le musiche di Ludwig Minkus. La coreografia, ripresa dal direttore della Scuola Frédéric Olivieri, costituisce un caposaldo del repertorio romantico in cui particolarmente vivo è il gusto per l’esotismo, il soprannaturale e il sentimentalismo.

Piacenza > Teatro Municipale > 18 marzo 2012 > 16.00
Cesena > Teatro Bonci > 1 aprile 2012 > 21.00

Leoni

Leoni - foto di Sara Venuti

Matteo Fantoni

di e con Matteo Fantoni
musiche di E. Serra, J. Breil, Gogol Bordello.

 

Leoni - foto di Sara Venuti

Leoni è un debutto. È la prima rappresentazione del pezzo che Fortunato Fiorucci ha preparato per più di cinque anni nel suo garage.  È il risultato del suo lavoro quotidiano di “allenamento del coraggio”. Il coraggio di andare oltre i propri limiti, di alzarsi ogni mattina per andare a fare un lavoro che non gli piace, di superare le sue paure, di rischiare, di fare una telefonata, di licenziarsi, di parlare, di accettare il proprio giudizio, di vivere. Fortunato si aiuta come può, si carica con la musica, si protegge: solo sentendosi sicuro potrà vincere le sue paure più grandi. Ecco quindi il risultato di anni di lavoro in solitudine, di serale allenamento, di prove, di conquiste, di errori e di verifiche, per arrivare, forse, alla fine, semplicemente a vivere. Leoni è un pezzo assurdo, è un pezzo tragico travestito da comico, è qualcosa che appartiene a tutti.

Reggio Emilia > Cavallerizza > 22 ottobre 2011 > 19.30
Piacenza > Teatro dei Filodrammatici > 23 marzo 2012 > 21.00